(Premessa: parlo solo perchè mi dispaice sia finita così)
Un paio di settimane fa sono andata a vedere Zodiac,
un film statunitanse che racconta di un serial killer mai incastrato dalla polizia,
che faceva pubblicare dei messaggi cifrati sui giornali altrimenti avrebbe ucciso.
Insomma, usava una tecnica ricattatoria tipo messaggi delle BR negli anni di piombo in Italia.
E di tutti quelli che lavorano sul caso l’unico che riesce a venirne fuori è un tipo, anche un po’ sfigato (ma si sa che l’eroe sfigatoè quello che attira di più perchè è umano),
che di mestiere non fa l’investigatore e nemmeno il giornalista,
ma “solo” il vignettista… e tutti lo trattano male.
Pare che ad un certo punto il killer sia stato trovato: ci sono movente, prove, gli alibi sono poco validi… insomma, il film può concludersi qui.
Questo è quanto so raccontare del film perchè dopo circa un’ora e mezzo, a storia per me conclusa, io mi sono addormentata nelle comode poltrone del cinecity Limena.
Cullata dal suono perfetto del dolby, avvolta nel mio maglioncino di cotone, ho ronfato allegramente e svegliandomi a cinque minuti dalla fine sono solo riuscita a capire che il tipo sospettato non è stato preso, ma dopo venti anni o giù di lì si aveva la certezza che fosse stato lui.
Cosa ho imparato dal film?
Punto primo: non è il caso di andare al cinema allo spettacolo di mezzanotte, altrimenti dormo di sicuro.
Punto secondo: meglio fare l’investigatore e non riuscire a capire chi è il killer, che fare il vignettista, scovare l’omicida e rischiare la pelle.
Pubblicato da samelia